Il comparto olivicolo si è ridimensionato in modo significativo nelle province di Ascoli Piceno e Fermo. Tra il 2010 e il 2020 è diminuito sia il numero delle aziende impegnate nella coltivazione degli uliveti sia la superficie agricola destinata alle piante da olivo, utilizzate per la produzione di olive da tavola e da olio.
In provincia di Ascoli le aziende sono passate da 4.905 a 3.057, mentre la superficie agricola utilizzata è scesa da 3.372,5 a 2.789,3 ettari. Il calo è stato rispettivamente del 37,7% e del 17,3%. Nel Fermano, nello stesso periodo, le imprese sono diminuite da 4.520 a 2.825 e i terreni coltivati da 1.655,9 a 1.552,4 ettari, con variazioni pari a -37,5% e -6,3%.
Il peso dell’olivicoltura nel territorio
Nonostante la contrazione, l’olivicoltura mantiene un ruolo rilevante nel sistema agricolo delle Marche. Secondo i dati regionali del settimo Censimento dell’Agricoltura, gli uliveti rappresentano il 23,2% della superficie agricola utilizzata in provincia di Ascoli e il 12,9% in provincia di Fermo. La coltivazione dell’olivo interessa inoltre il 16,8% delle aziende agricole ascolane e il 15,5% di quelle fermane.
Considerando le aziende agricole che coltivano piante da olivo per ottenere olive da tavola o da olio, l’incidenza raggiunge l’87,5% nel Fermano e l’84,7% nell’Ascolano. Si tratta di valori superiori alla media italiana, ferma al 77,4%, che confermano il rilievo della produzione olivicola nell’economia agricola dell’area.
Età dei produttori e carenza di servizi
Tra i fattori che contribuiscono alla riduzione delle aziende ci sono le difficoltà economiche, gli effetti del riscaldamento globale e l’aumento dell’età media degli agricoltori. Nelle aree interne del Piceno molti terreni continuano a essere coltivati da persone anziane, spesso in condizioni operative complesse.
La raccolta della tenera ascolana, in particolare, viene eseguita manualmente e può richiedere interventi su terreni impervi. I rischi di infortunio, anche gravi, possono spingere gli agricoltori più anziani ad abbandonare l’attività, contribuendo alla diminuzione delle aziende presenti sul territorio.
Su questi temi è intervenuta l’Anp-Cia, il sindacato dei pensionati delle province di Ascoli, Fermo e Macerata, con un documento dedicato alla tutela degli agricoltori e alle difficoltà delle aree interne. Il presidente Benito Vagnoni ha evidenziato la carenza di servizi essenziali, tra cui uffici postali, scuole, asili e strutture sanitarie.
Secondo l’organizzazione, il rafforzamento dei servizi è necessario per contrastare lo spopolamento e mantenere il legame tra popolazione e territorio, soprattutto nelle zone già colpite dal sisma. Le richieste riguardano interventi sulle aree interne, sulle pensioni e sulla sanità, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’indebolimento della rete sociale.