Regole chiare e tutele per le imprese balneari della Riviera delle Palme in vista delle gare per l’assegnazione delle concessioni demaniali. È la richiesta avanzata da Sib-Fipe e Confcommercio ai Comuni e alla Regione Marche dopo gli ultimi sviluppi legati alla direttiva Bolkestein.
A intervenire sono Fausto Calabresi, presidente provinciale di Confcommercio, ed Enrica Ciabattoni, presidente provinciale di Sib-Fipe. Il confronto si è riacceso con la bozza del bando-tipo nazionale, che prevede l’avvio delle procedure entro il 30 giugno 2027 e concessioni con una durata compresa tra cinque e vent’anni. Nelle Marche il passaggio riguarda quasi mille operatori.
Il peso del settore sulla costa picena
Secondo le associazioni, tra San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima sono presenti 200 concessioni balneari, gestite da altrettanti piccoli e microimprenditori. Le attività coinvolgono inoltre migliaia di famiglie, sia tra i titolari delle imprese sia tra i lavoratori dipendenti.
Confcommercio e Sib-Fipe ribadiscono di voler sostenere le imprese attraverso il confronto con la pubblica amministrazione, nel rispetto delle norme nazionali. Il nodo principale riguarda gli investimenti effettuati dagli attuali concessionari e il loro riconoscimento nel passaggio alle nuove assegnazioni.
L’incertezza sulle nuove assegnazioni
Nel loro appello, Calabresi e Ciabattoni contestano l’assenza di un quadro normativo definito sull’applicazione della direttiva Bolkestein e sulle modalità dei futuri bandi per le concessioni demaniali. Le associazioni chiedono che siano considerate le spese sostenute dagli imprenditori per realizzare manufatti e acquistare attrezzature.
Il timore è che, con il cambio di gestione, strutture costruite a proprie spese possano essere smantellate e attrezzature dal valore di migliaia di euro dismesse senza un adeguato indennizzo. Per le organizzazioni di categoria, una situazione simile metterebbe a rischio imprese, occupazione e il reddito di numerose famiglie della costa.
Le associazioni segnalano inoltre quella che definiscono una disparità di trattamento tra territori, con alcune Regioni che avrebbero ottenuto esenzioni dall’applicazione della direttiva e altre chiamate invece ad applicarla. La confusione, sostengono, non sarebbe imputabile agli imprenditori, ma alla difficoltà della politica di affrontare negli anni una questione conosciuta e prevedibile.
Da qui la richiesta alle istituzioni locali e regionali di intervenire per garantire procedure omogenee, certezza normativa e tutela del valore degli investimenti realizzati dagli attuali concessionari prima dell’avvio delle gare.